Notizie da suo Gio

Carissimi amici,

che ci seguite attraverso i potenti mezzi di comunicazione e che vi lasciate toccare il cuore dalle immagini che vi arrivano dalla missione dove le suore di Loreto operano insieme a tanti fratelli di buona volontà, cristiani e non cristiani, ma tutti accumunati dall’unico desiderio di rendere più bella e vivibile l’esistenza di tanti fratelli e sorelle più in necessità, è a tutti voi che voglio rivolgere il mio saluto e augurio di buon anno…anche se in ritardo. E vi saluto proprio da questa terra africana, che è il Kenya, nella quale mi trovo per far visita alle comunità qui presenti. E vengo a voi con lo sguardo di tanti bambini che ho incontrato per strada in questi giorni, occhi incorniciati da un musetto a volte pulito a volte ricamato dalle “ candele” che scendono dal loro nasino.

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Ma vengo a voi anche con il saluto e la stretta di mano di tante persone, giovani e adulte, che con quella stretta di mano hanno voluto dire la loro riconoscenza per quello che si fa per loro. In questa stretta di mano io ho sentito la vostra mano aperta per donare e ora presa in quella del fratello dark che può donare solo un festoso grazie. Eh sì, perché qui tutto è accompagnato dalla festa, dal canto e da quei gridolini esultanti - che solo il suono della voce di questi fratelli e sorelle sa fare. Che bello incontravi tutti in questa stretta di mano del fratello e della sorella di colore diverso ma con la nostra stessa anima. Certo non ci conosciamo, io non so quale volto avete voi e voi non sapete quale volto ho io,e nemmeno vedete il volto di questi fratelli, ma certo tutti, noi e loro, abbiamo il volto del cuore e dell’amore, perché solo così si può essere fratelli gli uni gli altri. Non importa il colore o la religione, non importa se le tasche sono piene o vuote: l’amore chiede di essere accolto e donato per se stesso, se poi questo amore si trasforma in qualcosa di concreto: asante Mungo, grazie Signore! Loro ci regalano la loro stretta di mano e un sorriso splendente, per i bellissimi denti bianchi che mostrano, e noi regaliamo qualcosa che la vita ci ha donato in più rispetto a loro….anche questo è un dare e avere, non certo secondo le logiche umane o economiche ma certamente secondo la logica della fraternità e della condivisione. Sapete: io ho un brutto difetto, quando mi metto a scrivere non smetto più e rischio di fare anche delle prediche, belle o brutte non so, ma so che quando parlo di certi problemi mi lascio andare! Ed è quello che sto facendo, spinta dal desidero di condividere quello che mi sta regalando questo paese e che voglio regalare a voi, perché ne fate parte a pieno titolo. Spero mi perdoniate se sono sovrabbondante, e se avete ancora voglia di sentirmi vorrei dirvi di quei bambini la cui madre si è impiccata perché pensava di aver ucciso la sua mamma, oppure di quegli altri bambini che mi hanno fatto vedere al mercato e che sono i cosiddetti bambini di strada: non hanno nessuno e alla sera dormono dove capita. In questi giorni sta piovendo molto. Io mi sono vergognata di dormire in un posto al sicuro e protetto dalla pioggia, ma che ne sarà stato di quei bambini? E che dire poi della signora che lavora da noi e che arriva sovente con un occhio pestato perché il marito ubriaco l’ha picchiata? E quella mamma, malata di AIDS, abbandonata dal marito con quattro figli? Vuole un lavoro e viene a bussare alla missione, ma quanti ce ne sono come lei che non hanno nulla e che cercano in missione, perché lì c’è sempre qualcuno che cerca di fare qualcosa per loro! E questo qualcuno sono delle donne, giovani e meno giovani, di colore diverso, vestite di beige, con uno strano “cappello” in testa che si chiama velo e che, con un sorriso, a volte però anche un po’ serie, fanno il possibile per far diventare realtà l’impossibile.

Devo continuare? Forse ne avete abbastanza di sentire cose brutte, ma Isiolo non è solo questo. Isiolo è anche la riconoscenza che ieri sera ho visto nel volto di un gruppo di persone che sono venuti a dirmi che senza le suore loro, i loro figli e il loro quartiere non sarebbe stato così! Non è bello tutto questo? Vi svelo un segreto: a volte anche le suore si scoraggiano e si chiedono se ha un senso quello che stanno facendo, perchè i poveri - sono sì gli amati del Signore - ma sono anche molto esigenti e non ne hanno mai basta e sembra anche che a loro tutto sia dovuto, perciò è comprensibile se un po’ viene da scoraggiarsi! E ci si scoraggia pure quando aiuti tanti giovani a studiare e poi ti girano le spalle! Ve la prendereste un pò anche voi, vero?

E allora, se qualche volta qualcuno viene e vi dice: “Thank you sister per quello che hai fatto” non è bello? Credo sia felice anche il Signore! E questa semplice parola, detta ogni tanto, diventa per le suore le ali che mettono ai piedi per continuare a correre in su e giù per la missione, di andare al cancello, di portare soccorso a qualcuno, insomma di dire a quei fratelli, con la loro vita e i loro gesti concreti: “TI VOGLIO BENE, I CARE YOU”.

Ecco, ieri sera, per la prima volta, ho visto questo e mi sono rallegrata perchè vuol dire che le suore di Loreto sono sulla strada giusta e che il Signore le sta benedicendo. Ma vorrei condividere ancora una cosa con voi e poi vi saluto veramente, ho già abusato troppo della vostra pazienza.

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Dovete sapere che quando questo popolo fa qualcosa di pubblico, anche se in privato come ieri sera nella casa delle suore, fanno tanti discorsi.

Si inizia sempre (anche nelle grandi celebrazioni civili come quella che ho visto alla televisione in occasione del Jamhuri day) con la preghiera e poi tutti devono dire qualcosa. E anche ieri sera di cose ne hanno dette tante (quelle di cui vi ho accennato sopra) ma il succo era di ringraziare la Mother General per le suore (e, tra parentesi, anche di chiedere qualcosa, ma lasciamo da parte questo). Quando finalmente anch’io ho potuto dire la mia, ho detto grazie per la loro presenza, per il loro impegno, per tutto quello che facevano per la loro gente, e ho concluso che non è a me che dovevano dire grazie ma, prima di tutto al Signore (e questo lo hanno fatto ampiamente) e poi a ciascuno di voi che, pur da lontano, vi fate vicini a loro con il vostro aiuto,qualunque esso sia. A questo punto, dato che è a voi che devono dire grazie, condivido anche quello che hanno portato loro per dimostrare la loro riconoscenza e cioè una bella gallina (viva, si intende), dei bellissimi pomodori e poi qualche altro frutto. Siete contenti di questi regali? Mi sono però permessa, anche a nome vostro, di lasciarli alle suore: ho pensato che un bel brodo di gallina qualche volta le farà bene. E a noi farà bene sapere che loro possono essere in forma per continuare a lavorare a nome di tutti noi. E concludo veramente con una immagine che avreste potuto vedere nella cappella delle suore di Isiolo a natale: Gesù che, come fiore, spunta dal cuore di una pianta, che per noi è Maria, la Vergine santa che ha permesso a Dio di usare il suo grembo perché il Figlio Suo potesse venire nel mondo e dirci:

“Dai, fratelli miei e figli di Dio Padre, provate ad amarvi gli uni gli altri. Perché non cercate di perdonare a chi vi ha fatto qualcosa, sapeste che festa fa il Padre mio e Padre vostro quando ci si dona la misericordia! Se amate solo quelli che vi amano è troppo facile, provate a superare voi stessi e ad amare chi vi sta antipatico o chi vi ha fatto uno sgarbo! Lo so è difficile, anch’io ho avuto un momento di fatica quando mi è stato chiesto di amarvi fino in fondo; ho infatti chiesto a mio Padre: “Padre se puoi allontana da me questo calice”, ma poi ho pensato a tutti voi e allora ho concluso: “non la mia ma la tua volontà sia fatta”! Che ne dite di provare anche voi, forse non vi è chiesto di dare proprio la vita nel modo con cui l’ho data io, ma se già fate qualcosa al più piccolo dei vostri fratelli sappiate che l’avete fatto a me e se già vi perdonate di cuore sarete beati, come sarete beati se vi farete operatori di pace amandovi gli uni gli altri come vi ho amato io!”.

Che bello, fratelli e sorelle, quello che ci sta dicendo Gesù! Sì l’ho scritto io ma provate ad aprire il vangelo e vedrete che tutto questo lo troverete, anzi ancora di più: troverete il fiore da tutti atteso invocato sperato, fiore di luce nel nostro deserto, cioè Gesù che a Natale è venuto e viene continuamente, perché ogni natale sia per noi un passo in avanti nella ricchezza di Lui e del suo amore.

Ecco: quel Bambino Gesù adagiato sua una pianta di agave, segno del suo fiorire dalla radice santa che è Maria e offrirsi a noi quale fiore di luce, si offre anche e soprattutto a quei bambini la cui mamma è morta, e agli altri che non hanno una baracca dove andare a ripararsi e agli altri, agli altri, agli altri ancora….

Gesù a natale è venuto in particolare per loro, forse loro non lo sanno ma lo troveranno nella forza che gli permette di andare avanti nel deserto della loro esistenza. Vi piace pensare in questo modo a Gesù? Spero proprio di sì, perché a me dona molta gioia e speranza. Ed è con questa gioia e speranza che voglio concludere questo mio scritto, che ormai si è fatto lungo, lungo, ma dove ho cercato di far palpitare il mio cuore e soprattutto quello dei fratelli e sorelle di questa terra del Kenya.

Spero di esservi riuscita un pochino, il resto lo sentirete facendo in questo modo: provate a fare un po’ di silenzio dentro di voi e attorno a voi, mettetevi in ascolto del battito del vostro cuore, usate un po’ di immaginazione e ditemi se insieme al suono del vostro cuore non sentite anche quello di coloro che vi hanno stretto la mano e in quella mano hanno fatto passare tutto quello che avevano: il loro stesso cuore!

 

Buon Anno cari amici del web

Buon anno da tutti gli amici grandi e piccoli di Isiolo a firma di una musungo che porta nel cuore l’Africa

ma anche ogni paese dove c’è un fratello e una sorella che tendono la mano, non solo per prendere ma anche per stringersi in una stretta carica di sorrisi e amicizia

P.s. Sapete io ho anche un altro debole, mi piace Mafalda (se non la conoscete bene vi consiglio di farne la conoscenza) e, questa bambina ribelle e senza peli sulla lingua, dice:

SE NON RIUSCITE AD AMARVI GLI UNI CON GLI ALTRI AD AMARVI GLI ALTRI CON GLI UNI! PROVATE

Habari my friends di internet

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PROGRESSO E ZONE D’OMBRA

PROGRESSO E ZONE D'OMBRA

Il Kenya è un paese così variegato che presenta ogni volta sorprese positive e problematiche.

Comunicazioni.

La viabilità sta notevolmente migliorando, con la costruzione di nuove strade, anche a lunga percorrenza, come ad esempio quella che porta da Nairobi ad Isiolo e prosegue poi quasi fino ai confini con Somalia ed Etiopia. Oppure quella che conduce dalla capitale all'aeroporto che a sua volta si sta ampliando con nuovi padiglioni e la ristrutturazione di quelli distrutti dall'incendio di qualche anno fa. La linea area si sta affermando tanto da essere definita "Kenya Airways, the Pride of Africa": "Orgoglio dell'Africa". Così pure le linee telefoniche si stanno diffondendo in tutto il paese. Si sta pensando ora alla linea ferrovia, per il momento quasi inesistente. E' infatti in azione soltanto un tratto che va da Nairobi a Mombasa, ma rischia di essere insignificante a confronto dell'ampiezza del paese, dove il trasporto sia passeggeri che merce viene effettuato da pullman e camion non sempre sicuri. Gli incidenti sono infatti frequenti, con molti decessi e feriti ogni anno.

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Scuole.

Quest'anno per la prima volta, non è stata pubblicata la graduatoria ufficiale delle scuole. Fino ad ora era abituale al termine dell'anno scolastico, ossia nel mese di dicembre, pubblicare non solo i risultati degli scolari che avevano riportato i voti più alti, ma in base appunto ai vari punteggi ottenuti, si faceva una classifica delle scuole migliori per cui c'era sempre il "Number One". L'attuale Ministro della cultura ha ritenuto opportuno abolire la pubblicazione di tale classifica in quanto si era innescata una competizione esagerata tra gli istituti, per arrivare primi. Infatti allo scopo di avere risultati sempre più alti, sia da parte degli insegnanti che degli stessi genitori, in diversi casi si costringeva lo studente a ripetere l'anno nel tentativo di migliorare, anche se aveva già raggiunto la sufficienza. Anche la nostra scuola ha riportato buoni risultati con soddisfazione da parte degli insegnanti e prima di tutti dei ragazzi e dei loro genitori.

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Sicurezza.

Purtroppo come tanti altri paesi africani anche il Kenya non è esente da possibili attacchi terroristici soprattutto dai cosidetti Shaabab, un gruppo terroristico somalo che ha già effettuato vere stragi. Il governo ha emanato una nuova legge a questo riguardo. Non sono in grado di valutare se opportuna o meno. E' comunque importante che sia stata presa in considerazione e si cerchi qualche modalità più efficace. Il giorno di Natale, proprio per la frequenza alle celebrazioni religiose, tutti i luoghi di culto pubblici erano presidiati, così pure i centri commerciali, gli aeroporti e tutti quei luoghi dove era previsto un afflusso di gente. Credente ataviche. Nonostante il progresso tecnologico sia evidente, con risultati positivi nella vita quotidiana, in alcuni villaggi dove permane compatta la cultura di certe tribù, perdurano delle credenze, con effetti devastanti e irrazionali. Una di queste è senza dubbio quella delle "Streghe". Esistono addirittura "I cercatori di streghe", che si sentono investiti del ruolo e del diritto di individuare le persone che risultano un pericolo per tutto il clan, in quanto detengono dei poteri malefici. Secondo i loro criteri quando una persona, specialmente la donna, viene ritenuta e definita "strega", tutto i gruppo ha il diritto di condannarla a morte e il più delle volte, subisce una morte terribile perché viene bruciata viva.

 

In fondo cosa ci vuole per mettere le ali a un sogno?

ASSOLUTAMENTE DA LEGGERE...è una testimonianza bellissima

In fondo cosa ci vuole per mettere le ali a un sogno?

Il mio sogno si chiamava Oliver Edonga, e aveva il sapore dell'Africa. Ed è bastata una telefonata alla Madre per mettere le ali al mio sogno...un pomeriggio di fine luglio...in volo per la Missione, in volo per Isiolo...con il naso rosso appeso al collo e nel cuore tutte le persone che fino a quel giorno hanno camminato con me per preparare questa missione. E quando sono arrivata all'aeroporto di Nairobi e ho incontrato lo sguardo di Suor Maria Luisa, mi sono sentita a casa.

E' stata una parentesi breve quella trascorsa a Isiolo, solo quindici giorni, le mie ferie estive. Ma in quindici giorni si può imparare tanto e conoscere e capire e cambiare la visione delle cose.

La prima cosa che balza agli occhi quando si è là, è che la vita in Africa comincia prestissimo, e la gente cammina...sempre...instancabilmente. Camminano gli uomini in cerca di lavoro. Camminano gli anziani. Camminano le donne per andare a prendere l'acqua, a fare la legna, a comprare qualcosa da mangiare se ne hanno la possibilità. Camminano i bambini e i ragazzi per andare a scuola.

E quando i contorni del paesaggio si tingono di rosa e mamma Africa saluta il nuovo giorno, ecco arrivare i primi bambini, alla Nursery school; nella loro divisa verde i maschietti, nei vestitini rosa e bianchi a quadretti le bambine. Alcuni indossano berretti e cappellini di lana per difendersi dall'inverno africano e non se li tolgono nemmeno in classe! Alla spicciolata arrivano tutti i piccolini, che correndo sotto il porticato e in cortile, riempiono l'aria del loro vociare gioioso e festante, fino al suono della campanella, quando corrono in classe e aspettano pazientemente che venga distribuita loro la colazione, una tazza calda fumante di Jugi, un semolino semidenso fatto con diverse farine e dal buon contenuto nutrivo che riempie (ho provato io stessa) i piccolini fino all'ora del pranzo. La loro giornata trascorre serena, tra disegni, giochi, corse in cortile, voli in altalena, arrampicate e discese sullo scivolo, fino all'ora del pranzo. Che bello vederli entrare in classe, prendere la loro tazza colorata riempita d'acqua, sedersi a tavola davanti alle loro ciotole d'acciaio e gustarsi il pasto. Quando entro in una delle classi per fotografarli e mi guardano con quei loro occhioni, grandi e neri e dolci, non posso fare a meno di amarli uno per uno! Poi, come fossero già degli adulti depongono tazza e ciotola sul carrello e si preparano per il sonnellino pomeridiano. C'è chi dorme sdraiato sui materassini, chi semplicemente seduto sulle seggioline di legno, ai tavoli. C'è chi si addormenta con la matita in mano, chi con la testa appoggiata a quella del compagno, e c'è chi non dorme ma rispetta il sonno degli altri. E poi arriva l'ora della sveglia e ancora del gioco; e infine l'ora di tornare a casa.

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LA NOSTRA STORIA...

.vi voglio riproporre la storia della nostra missione,forse a qualcuno era sfuggita...Maurizio

LA NOSTRA STORIA...

PER UNA PRESENZA CHE EDUCA E PREPARA ALLA VITA

SUORE DI S.MARIA DI LORETO

Immaginiamo un puntino in un gigantesco mappamondo chi lo noterebbe? Nessuno. Questo era Isiolo, circa cinquant'anni fa, un piccolo distretto del Kenya situato in piena savana, un crocevia di tribù che vive di pastorizia e qualche espediente per tirare avanti. La cosa più evidente è la povertà e l'aridità del terreno. L' immagine più viva, rimasta in me, la prima volta che vi andai è quella delle spine, spine e spine ovunque, anche l'erba punge.

Eppure questa terra è diventata feconda di bene e di sviluppo, grazie al primo Missionario Don Luigi Locati, diventato, dopo lunghi anni di lavoro, Vescovo del luogo e ucciso nel luglio 2005. Questo infaticabile lavoratore nella vigna del Signore ad un certo punto avverte la necessità di avere delle collaboratrici e così il 10 dicembre 1977 tre Suore di Santa Maria di Loreto partono da Vercelli per una sconosciuta e affascinante avventura missionaria.

La sorella infermiera trova immediatamente lavoro nel piccolo dispensario dove una lunga fila di gente attende, soprattutto mamme con i bambini: malaria e infezioni intestinali sono all'ordine del giorno e molte volte fatali.

Un'altra sorella comincia a occuparsi dei piccoli sotto un albero in attesa che sia pronta una semplice ma accogliente scuola Materna. La sorella più anziana, che ha svolto molti anni a insegnare ed educare centinaia di giovani, intuisce subito la difficoltà di alcuni bambini, che per la povertà subita, rischiano di restare emarginati e così ogni giorno li raduna insieme nel tentativo di svegliare un po' la loro intelligenza e tirare fuori le loro capacità, ma in mancanza di aule scolastiche va benissimo il materiale immediatamente disponibile :seduti a terra con un bastone si leviga il terreno e con lo stesso bastoncino, che serve da penna, ecco i primi tentativi di scrittura.

Ma come insegnare catechismo, se non ci sono né libri e tanto meno bibbie in Kiswali? Senza pensarci troppo comincia a tradurre, su fogli di quaderno, i primi elementi della fede cristiana.

Con la benedizione del Signore e l'apporto generoso di molte persone la Missione arriva ad avere una sua struttura con personale anche locale.

Nel frattempo le nostre suore iniziano a visitare le famiglie situate nella periferia, in particolare nella zona di Chechelesi, dove la povertà è ancora maggiore e soprattutto non ci sono scuole e perciò i bambini più piccoli non fanno altro che scorazzare tutto il giorno sulla strade. Che fare? La scuola materna risulta la necessità più urgente.

Trovare il terreno non è così difficile, perché la popolazione collabora a tal scopo. Ma i mezzi per portarla avanti? Ecco le adozioni a distanza. Il generoso e prezioso contributo di tante persone ha rappresentato e rappresenta tuttora il pilastro, senza del quale tale Scuola non potrebbe sussistere. La Scuola Materna offre notevoli vantaggi, ma al termine i bambini si ritrovano nuovamente senza educazione e senza maestri. Le famiglie sollecitano le suore per dare avvio anche alla Scuola Primaria comprendente otto classi, come da noi Elementari e Medie insieme. Si inizia con le prime classi fino ad arrivare gradualmente all'ottava.

Attualmente la Scuola Materna accoglie circa 200 bambini. Alcuni sono mattinieri e arrivano da lontano e talora senza colazione, perciò verso le nove a tutti viene dato il cosiddetto Jugi, una specie di semolino, fatto con diverse farine che hanno un buon contenuto nutritivo. E poi il pasto consueto.

Nel tentativo di migliorare il livello educativo, una nostra giovane suora Keniana ha conseguito la specializzazione secondo il Metodo Montessori. Tale Metodo educativo-didattico ideato da questa famosa pedagogista Italiana è molto apprezzato in Kenya. Dopo il richiesto tirocinio, la nostra suora quest'anno potrà conseguire anche l'attestato con riconoscimento a livello internazionale.

La Scuola Primaria comprende attualmente circa 500 studenti e risulta una delle più qualificate del distretto. La direzione è affidata alle suore mentre gli insegnanti sono tutti locali. La preparazione degli insegnanti è migliorata notevolmente negli ultimi decenni, ma di norma si tende ad imporre una disciplina severa. Il nostro compito educativo va quindi rivolto non solo ai ragazzi, ma anche agli insegnanti , perché secondo il nostro stile, che si ispira alla Famiglia di Nazareth, desideriamo che i ragazzi crescano in sapienza e grazia, capaci di fare delle scelte libere e consapevoli e una volta adulti siano in grado di prendersi delle responsabilità anche a livello sociale. Il lavoro è notevole, in quanto non è facile cambiare mentalità. Ci vuole una pazienza a tutta prova, tanto più che in quella zona c'è una notevole presenza di musulmani, i quali apprezzano la nostra scuola per la serietà di insegnamento, ma l'attaccamento alle loro tradizioni permane forte.

In questi trent'anni alcune giovani hanno avvertito la chiamata alla vita Consacrata. Per il momento sono un piccolo numero, ma speriamo che possa crescere ed essere fecondo. Per favorire la loro formazione abbiamo aperto, da qualche anno, una casa a Nairobi.

Dal 2012, a Kibirichia, nella diocesi di Meru, abbiamo una nuova comunità, con tre sorelle africane, due dalla Tanzania e una di Isiolo. La zona è molto verde, e prevale il lavoro agricolo. Se la pioggia arriva regolare , la campagna è molto fertile. Qui abbiamo privilegiato il lavoro pastorale nella parrocchia. Non pensate a un piccolo centro, come in certi nostri paesi . E' molto estesa perché oltre alla chiesa centrale, ci sono le cosi dette Outstation, una specie di cappelle sparse a notevole distanza una dall'altra, e ci vogliono diverse settimane per riuscire a visitarle tutte, soprattutto alla domenica. Possiamo dire che le suore fungono un po' da "viceparroco".

Tutto questo è stato realizzato e può continuare grazie all'apporto generoso di moltissime persone, che danno il loro appoggio con gesti di stima, di affetto, di incoraggiamento, di preghiera e nel sostenere economicamente alcuni progetti specifici, soprattutto con le adozioni a distanza.

Un grazie grande e caloroso a tutti costoro, con la certezza che il Signore li ricolmerà delle sue benedizioni, come solo Lui sa fare.

Sr. Lucia Mainardi

Suore di S.Maria di Loreto

 

5x1000

Cari amici e amiche,

ecco una possibilità per sostenere il percorso educativo (comprensivo di un pasto quotidiano) dei bambini e delle bambine che frequentano la scuola di Isiolo (Kenya) delle suore di Santa Maria di Loreto:

mettere la vostra Firma per il

5 x 1000 A FAVORE DELLA FONDAZIONE ONLUS MISSIONE ANGELI.

Cod.Fiscale 94033240022

Non vi costa niente, ma sarà tanto per i tanti bisogni e necessità dei bambini e delle bambine di Isiolo.

Grazie per la Vs. firma e per la firma che riuscirete a far fare ad amici, familiari e conoscenti.

 

NOTIZIE DA SUOR GIOVANNA

 

Giugno 2013 - Notizie da Isiolo

Isiolo, detta "Porta del Deserto" è oggi una città variegata sia per la presenza di parecchie tribù, sia per il dinamismo sollecitato dai bisogni primari di sopravvivenza di molta gente: dai "gruppi di anziani" che cercano di tramandare la loro sapienziale esperienza alle nuove generazioni, dal ceto medio che gestisce l'economia e anche il potere politico e da una "marea" di giovani e bambini che tramite l'istruzione cerca di prepararsi un futuro migliore.

Il desiderio di migliorare la qualità della vita e dei rapporti sociali ha dato, in questo periodo frutti positivi. Infatti la serena convivenza e il rispettoso svolgersi delle elezioni presidenziali, il clima di distensione e la volontà di collaborazione tra le diverse etnie sono segni di maturità che stimolano i cittadini a superare altre difficoltà quali l'alta mortalità di giovani e bambini, causata dall'AIDS e dalla malaria.

In questo contesto, anche noi Suore di S. Maria di Loreto, attraverso la Scuola Materna ed elementare, offriamo l'opportunità per una crescita umana, morale, sociale ed intellettuale grazie al contributo che vi perviene dagli amici della "Missione Angeli" e di tante persone generose.

Il clima che si respira nelle nostre Scuole è familiare. Cerchiamo infatti che ogni persona possa sentirsi a casa propria senza distinzione se non dei ruoli di lavoro. Cerchiamo di promuovere il rispetto verso tutti, la libertà di espressione, fondati sulla ricerca della verità, della giustizia e della pace.

Recentemente alcuni membri della Commissione Scuola della CEK ( Conferenza Episcopale del Kenya), in visita alle scuole cattoliche, ha espresso grande apprezzamento per la promozione umana che cerchiamo di inculcare attraverso l'educazione, nel rispetto della scelta religiosa di ognuno.

Un esempio di fraternità che ci ha commesso, è avvenuto l'anno scorso quando il clima di convivenza pacifica è stato bruscamente messo a dura prova per rivalità tribali dovute a ruberie di bestiame, uccisione di persone e incendi delle abitazioni. In quel frangente il pronto intervento delle Forse dell'ordine ha calmato gli animi, ma i disagi dei senza tetto erano seri, anche per le piogge che rendevano difficili i soccorsi.

A scuola abbiamo organizzato una raccolta di generi di prima necessità e di denaro per poter aiutare le famiglie bisognose. C'è stata una generosità collettiva molto grande e in tal modo le famiglie in difficoltà hanno avuto un primo sostegno, accolto con gratitudine.

Sono piccoli, ma preziosi passi che consolidano i rapporti, valorizzano la ricchezza della diversità tribale e confermano che si può vivere in pace e nella condivisione.

Sr. Giovanna Boino