NOTIZIE DA SUOR LUCIA

Piccoli segni per una rinnovata speranza

L'ultimo viaggio in Kenya tra marzo e aprile 2013, anche se breve, ha permesso di scoprire qualcosa di nuovo di questo popolo così variegato e complesso.

Il rifacimento della viabilità, con la costruzione di nuove strade, programmato dal precedente Governo comincia a dare qualche buon esito. Ci sono infatti diversi cantieri in atto un po' dovunque e in particolare nella capitale. E' stata iniziata anche una lunghissima strada che dovrebbe attraversare quasi tutto il paese dal sud fino al confine con Somalia ed Etiopia. Tale strada è già arrivata ad Isiolo e un tratto passa davanti alla nostra Scuola Materna. Non è tutto perfetto, ma almeno non ci sono le buche di prima, per cui il viaggio da Nairobi a Isiolo è ora meno disagevole e molto più veloce .

I ragazzi della Primary School continuano a frequentare con impegno, anche se non mancano i "furbetti", come in tutto il mondo, che sanno escogitare sempre nuovi stratagemmi per mettere in difficoltà gli insegnanti o esonerarsi dall'impegno di studiare sodo, come l'ultima trovata di andare di nascosto nell'orto a prendere la canna da zucchero. Ma il tutto è finito "amaramente" perché il guardiano li ha prontamente scovati intenti a gustarsi quella leccornia dolcissima.

La Scuola Materna ha un ritmo più tranquillo, senza l'assillo di dover a tutti i costi portare a termine i programmi governativi con i rispettivi esami.

Un popolo che prega

Eravamo alla vigilia dell'insediamento del nuovo Presidente: grandi preparativi per i festeggiamenti, misti ad ansia e timore per la minaccia di eventuali attacchi terroristici o comunque possibili disordini per provocare panico. Grazie a Dio tutto si è svolto nella tranquillità.

Arriviamo in città di buon mattino, nel tentativo di evitare il traffico, quasi sempre caotico, delle ore di punta. Verso le sei e trenta entriamo in Cattedrale, sperando che ci sia opportunità di partecipare alla celebrazione Eucaristica; con mia grande sorpresa mi ritrovo in mezzo a tanta gente, come se fosse un giorno festivo. E alla S. Messa seguente altrettanti uomini, donne, adulti e giovani che prima di andare al lavoro, in ufficio o all'università, si fermano a pregare con composta dignità e visibile senso religioso.

Di fronte a questa scena mi viene spontaneo un moto di speranza e una immagine promettente benedizione e pace, come un immenso campo con evidenti segni di violenza, guerra, fame, soprusi, povertà frammischiati a piccoli segnali di vita nuova, costruita sulla fraternità, la collaborazione, l'aiuto reciproco, perché l'altro non è più un nemico da temere o qualcuno da scavalcare per farsi strada.

Ma non finisce qui. Visto che non era ancora possibile disbrigare le varie commissioni previste chiedo alla mia consorella di poter vedere la cappella dell'Adorazione, attigua alla Cattedrale, che non avevo ancora visitato. Ci credete che alle sei del mattino si espone il Santissimo e fino a sera c'è gente in preghiera? Verso le sette e trenta in quella minuscola cappella c'era almeno una quarantina di persone: chi faceva una breve visita, chi si fermava a lungo anche con la Bibbia in mano o un altro libro, oppure rimaneva in ginocchio in silenziosa adorazione.

Mi pareva che ognuno avesse fatte proprie le parole di Pietro: "Signore, da chi andremo, tu solo hai parole di vita eterna". E nello stesso tempo, questa visione mi pareva piccolo segno di conferma che la Risurrezione di Cristo Gesù ha dato all'umanità e alla storia una svolta decisiva di novità: siamo incamminati verso la Vita che nessuno e niente ci potrà togliere.

Sr. Lucia Mainardi