TORNANDO DALL'AFRICA

Partimmo da Milano Malpensa il 17 agosto 2010: data che diede inizio alla nostra grande avventura in Africa.
Destinazione: Nairobi.
Arrivammo dopo dieci lunghe ore di viaggio e la nostra prima impressione fu che per le strade si respirava un'aria tanto diversa da quella di casa.
Trascorremmo i primi giorni a Nairobi: luogo che, pur essendo immerso nella povertà, rivela comunque i caratteri tipici di una grande città e non ti dà la possibilità di vivere a stretto contatto con la triste realtà che è presente in questo Paese.
La prima settimana era già passata, ed era giunto il momento di spostarsi ad Isiolo, piccola cittadina a 300 km dalla capitale, dove le nostre suore hanno fondato la loro missione.
A primo impatto ci impressionarono quei villaggi che sembravano quelli visti nei libri di storia, quando si studiavano le popolazioni primitive e tanti bambini e ragazzi che nella strada, in mezzo al nulla, ci salutavano addirittura in italiano.
Vedevano nel colore della nostra pelle un po' di speranza, quella speranza che in loro faceva nascere l'importanza di ricevere da noi anche solo una caramella.
Il valore di quella caramella era sempre ricambiato da un sorriso, quel sorriso che sul loro volto non mancava mai.
Nei loro gesti si leggeva il bisogno di ricevere un po' di attenzioni, e così quando vedevano il loro viso apparire sulle nostre macchine fotografiche 
i loro occhi si illuminavano per aver acquistato un po' di quell'importanza che la vita non riusciva a dar loro tutti i giorni. Quasi alla fine del nostro viaggio assistemmo all'inizio della scuola; ottocento ragazzi tutti in divisa blu e in fila, pronti per innalzare la bandiera e cantare l'inno della loro Nazione, quella nazione che anche se fatica a garantir loro un futuro, amano profondamente.
Le nostre giornate tipo laggiù furono molto semplici e uguali tra loro, ma tutto ciò ci arricchì tanto; giorno dopo giorno qualcosa riempiva il nostro cuore distraendoci dalla nostalgia di casa e dandoci la gioia del pensiero di poterci, un giorno, ritornare.
La partenza ormai si faceva sentire e dovendoci separare da loro era forte il desiderio di lasciargli qualcosa di nostro, ma pensandoci e riflettendoci non sarebbe servito a nulla perchè sicuramente i vestiti e le nostre scarpe non li avrebbero salvati dalla povertà e dalla fame. Non solo, avevamo seri dubbi sull'utilità di donar loro le nostre cose: se questi bambini capissero che ogni volta che arrivano i bianchi si potrebbe chieder loro qualsiasi cosa imparerebbero a mendicare e nessuno sentirebbe mai il bisogno di imparare un mestiere per poter un giorno acquistare da solo un paio di ciabatte. Così li salutammo semplicemente e lasciammo Isiolo.
Salite sull'aereo non ci rimaneva che guardare l'Africa dall'alto, ringraziandola per averci insegnato i veri valori della vita che il nostro mondo frenetico occidentale molto spesso finisce per avvolgere in una nebbia. Insieme a questi ci ha donato il ricordo di quei bambini e adulti che non hanno nulla se non il sorriso e la tranquillità di un mondo che non conosce orari, ritardi e puntualità.
Grazie!
Simona e Silvia